La Misericordiella nei secoli


La facciata principale della chiesa di Santa Maria della Misericordia presenta un motivo architettonico su due ordini sormontato da un timpano triangolare. La pianta è ad aula unica, con cappelle laterali poco profonde e presbiterio sul fondo. A sinistra della chiesa si apre il portale in piperno di accesso all’Arciconfraternita di S. Maria della Misericordia, con il bassorilievo marmoreo raffigurante Cherubini in atto di sorreggere un medaglione con la Vergine e il Bambino. La struttura dell’edificio, dotato d’impianto con schema a corte e porticato al pian terreno, ha un forte sviluppo in altezza intorno ai tre lati della corte, con un notevole dislivello tra l’androne e il cortile (C. Fedele, 1991).

La prima edificazione di locali adibiti ad ospizio per sacerdoti poveri avvenne nel 1532 per l’iniziativa del sacerdote Benedetto Tizzone, con l’aiuto del conte d’Oppido, Giovanni Antonio Caracciolo. Per quanto riguarda la chiesa, poche sono le informazioni sulla sua fondazione. Una visita pastorale riferisce che nel Cinquecento vi fu rinvenuta una lapide sepolcrale scritta “in lettera longobarda” e datata 1358 (E. Ricciardi, 1998).

Nel 1533 San Gaetano Thiene, insieme ad altri Teatini, fu invitato a Napoli da Giampietro Carafa per fondarvi una casa dell’Ordine. I Padri furono ospitati presso l’ospizio e San Gaetano dimorò negli ambienti posti sopra la chiesa, ma l’anno seguente, eletto Preposto della Casa dell’Ordine dei Teatini, lasciò il complesso. I Padri accolsero, infatti, l’invito della fondatrice dell’Ospedale degli Incurabili, Maria Longo, e si trasferirono presso l’impianto sanitario (L. Saddi, 1991).

Nel 1540 tutto il complesso fu affidato ad alcune monache Benedettine che, sotto la guida della badessa Dionora Gallucci, impiegarono i soldi delle loro doti per ristrutturare la chiesa, arricchendola di opere d’arte ed arredi. Nel 1565, però, l’arcivescovo Alfonso Carafa, incaricato di applicare le nuove disposizioni del Concilio di Trento per la riforma dei monasteri femminili, “dopo di un’esattissima visita”, ordinò alle monache di abbandonare la casa per ritirarsi all’interno della mura cittadine. Nel 1566 e nel 1569 due alluvioni devastarono la zona e anche la chiesa della Misericordia fu danneggiata: tra l’acqua e i furti, scomparve la maggior parte degli arredi voluti dalle monache (E. Ricciardi, 1998).

Nel 1585 la Congregazione di nobili istituita da S. Gaetano fece ristrutturare i locali della Casa che furono destinati ad ospedale per sacerdoti poveri e pellegrini. Fra le altre opere di misericordia, la Confraternita si occupava della sepoltura, prestava servizio presso l’ospedale e offriva alloggio ai pellegrini.

In questi anni anche la chiesa, sepolta dalle alluvioni, fu ricostruita ad un livello superiore sullo stesso luogo e la stanza dove era vissuto san Gaetano, annessa al nuovo tempio, divenne l’attuale sacrestia.

La nuova chiesa e l’annesso ospedale sono indicati per la prima volta nella veduta del Baratta (1629), non si rileva, però, l’esatta configurazione del complesso, rappresentato in maniera approssimativa.

Nella prima metà del 1700 il complesso fu ristrutturato e arricchito di opere d’arte dei migliori artisti napoletani. In particolare, la chiesa fu decorata con dipinti e stucchi da artisti di ambito vaccariano, mentre i locali della Confraternita furono completamente ristrutturati negli anni ’30 e adornati con pregevoli tele. Per l‘oratorio dei confratelli furono commissionati la grande tela del soffitto, realizzata nel 1733 da Leonardo Olivieri, raffigurante Cristo e la Vergine e, in basso, le tre virtù teologali e San Filippo Neri in atto di accogliere pellegrini, e i pavimenti maiolicati, opera di Gaetano Massa (1735).

In seguito, ai lati della navata della chiesa, in prossimità dell’arco trionfale, furono eretti due monumenti funebri, l’uno a Gennaro Mascabruni, datato 1740 (scuola di Francesco Pagano) e l’altro a Domenico de Liguori, datato 1752, entrambi benefattori della Confraternita e donatori di grandi ricchezze al sodalizio, come riporta il Galante.

Il sito fu gravemente danneggiato dal terremoto del 1806 e fatto restaurare dai Governatori della Confraternita, come ricorda l’iscrizione esposta sul portale d‘ingresso della chiesa. Tuttavia l’impianto precedente dell’intero complesso non subì considerevoli alterazioni (L. Saddi, 1991).

Durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto mondiale la Chiesa subì gravi danni e nel 1967 fu completato un importante intervento di restauro, con cui si ricostruirono, sul modello precedente, il soffitto della navata e la cupola.

 

M. Rippa, Il sole tra i vicoli, Napoli 2011
F. Strazzullo, Notizie sulle chiese di S. Maria della Misericordia e di S. Maria dei Vergini fuori Porta S. Gennaro, Rendiconti dell’Accademia di Archeologia Lettere e Belle Arti, Volume LXXII, Napoli 2003
V. Rizzo, Ferdinandus Sanfelicius Architectus Neapolitanus, Napoli 1999
E. Ricciardi, La Chiesa di Santa Maria dei Vergini, ed. Parrocchia di S. Maria dei Vergini, Napoli 1998
A. Terminio Santa Maria della Misericordia, in “Napoli Sacra. Guida alle chiese della città”, 14° itinerario, Napoli 1996
L. Saddi, Cenni storici sul complesso di S. Maria della Misericordia ai Vergini in Il Borgo dei Vergini. Storia e struttura di un ambito urbano, a cura di A. Buccaro, Cuen editrice, 1991
C. Fedele, Gli edifici fuori Porta S. Gennaro: dalla città murata al borgo in Il Borgo dei Vergini. Storia e struttura di un ambito urbano, cit., 1991
S. BB. AA. AA. di Napoli, Ufficio Catalogo, Scheda A “Chiesa”, a cura di A. Buccaro, campagna di catalogazione 1990
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C. De Seta, Le città nella storia d’Italia. Napoli, Bari, 1981
C. De Seta, Cartografia della città di Napoli, 1969
S. D’Aloe Catalogo di tutti gli edifici sacri della città di Napoli e dei suoi sobborghi in Archivio Storico per le Province Napoletane, vol. VIII 1883
C. T. Dal Bono, Nuova Guida di Napoli e dintorni, Napoli, 1876
G. A. Galante, Guida sacra della città di Napoli, 1872
F. Ceva Grimaldi, Memorie storiche della città di Napoli dalla fondazione sino al presente, Napoli, 1857
B. De Dominici, Vite de’pittori, scultori ed architetti napoletani, Napoli 1742
C. Celano, Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli […], Napoli 1692, Giornata Settima
C. de Lellis, Aggiunta alla “Napoli sacra” dell’Engenio Caracciolo, Napoli entro il 1689, Tomo V
P. De Stefano, Descrittione de i luoghi sacri della città di Napoli con li fondatori di essi, reliquie, sepolture et epitaphii, che in quelle si trovano, et altre degne memorie, Napoli, 1560

 

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